Un’azienda che dichiara il proprio impegno sulla sostenibilità senza poterlo dimostrare rischia l’accusa di greenwashing. Un’azienda che, per prudenza, smette di dichiararlo rinuncia a un patrimonio che ha costruito e che nessuno vedrà mai.
Sono le due facce dello stesso problema e il secondo caso, il greenhushing, sta diventando il più diffuso.
La nuova release del modello OSEC nasce per rispondere a entrambi. Il principio è semplice: se il rischio deriva dall’assenza di prove, la soluzione è mettere le prove al centro della misurazione.
È per questo che OSEC+ attribuisce alle certificazioni un ruolo che prima non avevano.
Che cos’è il modello OSEC
Il modello OSEC è uno strumento operativo di misurazione della comunicazione della sostenibilità sui siti web aziendali, sviluppato dal Sustainability Communication Centre del Dipartimento di Scienze Politiche e della Comunicazione dell’Università degli Studi di Salerno.
Ha una struttura articolata su tre livelli: 4 macro-item, 11 item e 64 micro-item. Ogni micro-item è una variabile dicotomica, cioè rileva la presenza o l’assenza di un requisito, e vale 1,5625 punti secondo il criterio dell’equiripartizione.
La somma restituisce un punteggio da 0 a 100.
| Macro-item | Che cosa misura | Punteggio massimo |
|---|---|---|
| Orientamento | Commitment sulle 3P, People, Planet e Profit, nella mission e nella vision | 9,375 |
| Struttura | Stakeholder engagement e governance della sostenibilità | 26,5625 |
| Ergonomia | Accessibilità, navigabilità, usabilità, interattività e multimedialità | 29,6875 |
| Contenuti | Iniziative di sostenibilità e principi di comunicazione | 34,375 |
Il punteggio finale si colloca in una scala di conformità:
| Punteggio | Conformità |
|---|---|
| p ≥ 80,50 | Eccellente |
| 70,50 ≤ p ≤ 80,49 | Buona |
| 60,50 ≤ p ≤ 70,49 | Discreta |
| 50,50 ≤ p ≤ 60,49 | Sufficiente |
| p ≤ 50,49 | Scarsa |
Perché serviva un aggiornamento
Due spinte sono arrivate contemporaneamente.
La prima è normativa. Dal 27 settembre 2026 il decreto legislativo 30/2026 ha introdotto nel Codice del consumo il divieto di cinque pratiche legate alle asserzioni ambientali, con sanzioni fino a dieci milioni di euro.
Un modello che misura la comunicazione della sostenibilità e ignora quei divieti misurerebbe la cosa sbagliata.
La seconda spinta è comportamentale. Nella prima applicazione sistematica del modello, la ricerca 2025 condotta su circa 120 siti aziendali italiani, il problema principale non è risultato l’esagerazione, ma il silenzio: la maggior parte delle aziende non racconta quello che fa.
Un modello che penalizza soltanto chi dichiara troppo finisce per premiare chi non dichiara niente.
OSEC+ interviene su entrambi i fronti attraverso tre modifiche.
1. Le stelle ESG: le certificazioni diventano visibili
La prima novità non modifica il punteggio, e questo è il punto.
Accanto al risultato OSEC+ compaiono tre stelle, una per ciascun fattore ESG: ambientale, sociale e di governance. All’interno di ogni stella è indicato il numero di certificazioni che l’azienda possiede per quel fattore.
È una premialità visiva e aggiuntiva. Due aziende con lo stesso punteggio possono avere un profilo di certificazioni molto diverso e la valutazione lo mostra, invece di nasconderlo all’interno di un unico numero.
Le certificazioni conteggiate devono essere espressamente indicate nel sito web o nel bilancio di sostenibilità: non basta possederle, bisogna renderle visibili.
L’elenco di riferimento è quello validato dal partner tecnico Bureau Veritas Italia, suddiviso per fattore ESG. Quando i rilevatori incontrano attestazioni non presenti nell’elenco, viene richiesta una verifica sulla loro inclusione.
2. I divieti di legge entrano nel calcolo delle penalità
Il modello OSEC rileva i segnali di greenwashing incrociando i micro-item e applica una penalità al punteggio quando li individua.
OSEC+ integra in questo sistema le cinque pratiche vietate dalla direttiva europea sull’empowerment dei consumatori, recepita in Italia dal decreto legislativo 30/2026.
| Pratica vietata | Segnale di greenwashing |
|---|---|
| Carbon claim basato sulla compensazione | Sin of No Proof |
| Amplificazione del claim | Sin of Irrelevance |
| Requisiti di legge presentati come vantaggio | Sin of Irrelevance |
| Asserzione ambientale generica | Sin of Vagueness |
| Marchio di sostenibilità autodichiarato | Sin of Worshiping False Labels |
Esiste una differenza operativa rispetto agli altri segnali. Gli indizi tradizionali emergono dall’incrocio automatico dei micro-item, mentre per queste cinque pratiche è il ricercatore a verificare direttamente sul sito se ricorrono le circostanze vietate e se esistono certificazioni o evidenze a supporto.
È una valutazione che richiede lettura, non soltanto rilevazione.
Quando la pratica è riscontrata, la penalità decurta il punteggio attribuito al macro-item Orientamento, cioè 9,375 punti, che nella maggior parte dei casi viene azzerato.
Per il segnale che riguarda l’assenza di strumenti di coinvolgimento degli stakeholder, la penalità arriva a 10,9375 punti.
Il risultato pratico è che un’azienda che ottiene un buon punteggio OSEC+ non incorre in nessuna delle cinque pratiche vietate dalla legge.
Il modello non sostituisce una valutazione legale, ma segnala l’esposizione prima che lo faccia un’autorità.
3. Cinque micro-item rifocalizzati su assurance e certificazioni
La terza modifica è la meno visibile e la più sostanziale, perché cambia il modo in cui il modello legge cinque requisiti che esistevano già.
- Nella governance della sostenibilità, il micro-item sulle certificazioni di sistema e di prodotto diventa un micro-item sulle certificazioni ESG. Il valore è positivo se ne esiste almeno una.
- Il micro-item sul brand ecologico diventa “impegno verso le tematiche di sostenibilità in termini di visual identity”. Se l’impegno è dichiarato ma mancano le certificazioni a supporto del marchio, scatta la penalità per marchio autodichiarato.
- Il micro-item sulla chiarezza del labelling system si estende al sistema di certificazione del marchio.
- Il micro-item sulla verificabilità delle informazioni diventa “informazioni verificate”. Prima era un requisito generico, soddisfatto da fonti credibili o metodologie riconosciute. Ora è specifico: il valore è positivo se alle affermazioni sull’impegno ambientale, sociale o di governance corrispondono le relative certificazioni ESG.
- Il micro-item sulla completezza della sezione dedicata alla sostenibilità è positivo soltanto se la sezione contiene anche le certificazioni ESG, almeno una per ciascun fattore.
Il filo che lega questi cambiamenti è uno solo: dove prima bastava dire, adesso serve dimostrare.
La penalità per assenza: perché il silenzio non conviene
A questi cinque micro-item OSEC+ associa una penalità aggiuntiva in caso di assenza.
È la parte del modello pensata esplicitamente contro il greenhushing. Un’azienda che rinuncia a comunicare per prudenza non ottiene un risultato neutro: l’assenza di elementi su assurance e certificazioni viene letta come scarso impegno su questo fronte e incide sul risultato.
La logica complessiva del modello diventa quindi simmetrica.
Dichiarare senza dimostrare comporta una penalità. Non dichiarare comporta una penalità. L’unica strada che non ne comporta è dichiarare e dimostrare, che è esattamente il comportamento richiesto dalla normativa.
Come si legge un risultato OSEC+
Un profilo completo restituisce quattro informazioni:
- il punteggio per macro-item, che indica dove l’azienda è forte e dove cede;
- la fascia di conformità, che colloca il risultato su una scala confrontabile con quella del settore;
- gli eventuali correttivi, con l’indicazione del segnale di greenwashing che li ha determinati;
- le tre stelle ESG, con il numero di certificazioni per ciascun fattore.
Un esempio reale, tratto dalle applicazioni nel settore dell’arredamento, riguarda un’azienda con:
- Orientamento pieno a 9,375 punti;
- Struttura a 13,125 punti;
- Ergonomia a 21,875 punti;
- Contenuti a 29,6875 punti;
- nessun correttivo per greenwashing.
L’azienda ottiene 74,06 punti, corrispondenti a una buona conformità, con una certificazione per il fattore ambientale, due per quello sociale e una per la governance.
Il valore di questa lettura non è la pagella. È il fatto che ogni punto mancante corrisponde a un requisito preciso e, quindi, a un intervento identificabile.
Che cosa OSEC+ non fa
Vale la pena dirlo con chiarezza, perché fa parte del metodo.
OSEC+ non è una certificazione e non rilascia attestati. È un modello di valutazione della comunicazione.
Non sostituisce una valutazione legale. Segnala che una comunicazione presenta caratteristiche riconducibili a una pratica vietata, ma il giudizio sulla conformità normativa appartiene ad altri.
Non valuta la sostenibilità di un’azienda, ma il modo in cui la comunica. Un’organizzazione può essere virtuosa e comunicare male, e la ricerca 2025 mostra che accade spesso.
Chi ha costruito la nuova release
Il modello OSEC nasce dalla ricerca del Sustainability Communication Centre e del Brand Management Centre dell’Università degli Studi di Salerno ed è documentato in pubblicazioni scientifiche internazionali sottoposte a revisione tra pari.
TLC Web Solutions ne detiene l’esclusiva per l’applicazione ai siti web.
La release OSEC+ è stata sviluppata con la partnership tecnica di Bureau Veritas Italia, che ha contribuito alla parte relativa a norme, certificazioni e accreditamento, e di LCA Studio Legale sul versante normativo e sul greenwashing.
È la ragione per cui il modello riesce a tenere insieme tre linguaggi che solitamente non comunicano tra loro: quello accademico, quello delle certificazioni e quello legale.
Domande frequenti
Che differenza c’è tra OSEC e OSEC+?
OSEC+ mantiene l’architettura del modello, composta da 4 macro-item e 64 micro-item su una scala da 0 a 100, e aggiunge tre elementi:
- le stelle con il numero di certificazioni ESG;
- l’integrazione dei cinque divieti di legge nel sistema delle penalità;
- la rifocalizzazione di cinque micro-item su certificazioni e assurance, con una penalità in caso di assenza.
Le certificazioni fanno aumentare il punteggio OSEC+?
In parte. Le stelle rappresentano una premialità visiva che non modifica il punteggio.
Le certificazioni incidono, invece, sul punteggio attraverso i cinque micro-item rifocalizzati e la loro assenza comporta una penalità.
Basta possedere una certificazione perché venga conteggiata?
No. La certificazione deve essere indicata sul sito web o nel bilancio di sostenibilità.
Il modello valuta la comunicazione, quindi una certificazione che l’azienda non rende visibile non entra nella valutazione.
OSEC+ dice se la mia comunicazione è conforme alla legge?
No. Segnala se la comunicazione presenta caratteristiche riconducibili alle pratiche vietate, consentendo di intervenire prima.
La valutazione della conformità normativa resta di competenza legale.
Un punteggio basso significa che l’azienda non è sostenibile?
No. Il modello misura la comunicazione, non le prestazioni.
Un punteggio basso indica che l’impegno esiste ma non viene raccontato oppure non è dimostrabile da chi legge.
Che cos’è il greenhushing e come lo affronta il modello?
È la scelta di non comunicare la sostenibilità per timore di essere accusati di greenwashing.
OSEC+ lo affronta attraverso una penalità per l’assenza dei micro-item relativi a certificazioni e assurance: il silenzio non è una posizione neutra.
Fonti
- Modello OSEC e release OSEC+, Sustainability Communication Centre e Brand Management Centre, Dipartimento di Scienze Politiche e della Comunicazione, Università degli Studi di Salerno
- Report Comunicazione della Sostenibilità – Best Website 2025
- Direttiva (UE) 2024/825 e decreto legislativo 20 febbraio 2026, n. 30
- Partnership tecnica: Bureau Veritas Italia e LCA Studio Legale
L’Osservatorio sulla Comunicazione della Sostenibilità applica il modello OSEC per valutare la comunicazione della sostenibilità sui siti aziendali.
È possibile richiedere un audit del proprio sito e verificare come si posiziona rispetto ai criteri del modello e alla media del proprio settore.
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