Il settore nautico italiano comunica la propria sostenibilità meglio di quanto si creda e molto peggio di quanto dovrebbe. È la sintesi che emerge dal Report Comunicazione della Sostenibilità – Best Website 2025, che ha analizzato i siti corporate di circa 120 aziende italiane in otto settori applicando il modello OSEC.
Nautica e Yachting ottiene un punteggio medio di 42,83 punti su 100, che colloca il comparto nella fascia di scarsa conformità ai requisiti di comunicazione della sostenibilità.
Il dato interessante, però, non è il punteggio in sé. È il modo in cui si compone: il settore ha siti tecnicamente validi e contenuti quasi vuoti.
Il settore in un numero: 42,83 su 100
Rispetto agli altri sette settori analizzati, la nautica si colloca al terzo posto, dietro Energia e Utilities e Industria e Tecnologia. Non è quindi il fanalino di coda.
Ma la classifica relativa dice poco, perché il livello assoluto è basso quasi ovunque: sei settori su otto restano sotto la soglia della sufficienza.
Essere terzi in un sistema che comunica male non è una posizione di vantaggio, ma un vantaggio provvisorio.
Come si legge il punteggio
Il modello OSEC è uno strumento di valutazione sviluppato dal Sustainability Communication Centre del Dipartimento di Scienze Politiche e della Comunicazione dell’Università degli Studi di Salerno.
Analizza i siti corporate lungo quattro dimensioni e assegna un punteggio da 0 a 100, con una scala di conformità che va da scarsa a eccellente.
Al punteggio si applica un correttivo negativo quando emergono segnali riconducibili al greenwashing, per esempio:
- dichiarazioni prive di prove;
- affermazioni vaghe o irrilevanti rispetto al contesto;
- comunicazione unidirezionale verso gli stakeholder;
- utilizzo di etichette non certificate.
Nella nautica il correttivo medio è di -7,06 punti. Significa che le penalità non riguardano casi isolati, ma incidono sulla media dell’intero comparto.
Le quattro dimensioni: dove il settore tiene e dove cede
| Dimensione | Media del settore | Punteggio massimo | Quota del massimo |
|---|---|---|---|
| Orientamento | 2,66 | 9,375 | 28% |
| Struttura | 7,44 | 26,5625 | 28% |
| Ergonomia | 19,81 | 29,6875 | 67% |
| Contenuti | 19,96 | 34,375 | 58% |
| Correttivo greenwashing | -7,06 | ||
| Punteggio OSEC | 42,83 | 100 |
La lettura è immediata. Il settore raggiunge due terzi del punteggio possibile sull’Ergonomia, cioè sull’esperienza digitale, e si ferma a poco più di un quarto su Orientamento e Struttura, cioè sulla sostanza dichiarata e sulla governance.
Detto in modo diretto: i siti dei cantieri funzionano, ma non hanno quasi nulla da dire sulla sostenibilità e non mostrano chi se ne occupa.
Non è un problema di sviluppo web, ma di contenuto e di organizzazione interna.
Un settore spaccato in due
La media nasconde una forte polarizzazione. Il divario tra il sito con il punteggio più alto e quello con il punteggio più basso del settore supera i 65 punti.
Un piccolo gruppo di aziende ha costruito una comunicazione della sostenibilità strutturata e raggiunge risultati vicini alla piena sufficienza. Un altro gruppo si ferma alla sola storia aziendale e, in alcuni casi, le penalità per segnali di greenwashing arrivano ad azzerare il punteggio ottenuto.
Non esiste quindi un modo nautico di comunicare la sostenibilità. Esistono scelte aziendali molto diverse all’interno dello stesso comparto.
Questo significa che il divario è colmabile: qualcuno, nello stesso settore e con gli stessi vincoli, lo ha già fatto.
Cosa funziona: la navigazione
L’Ergonomia è la dimensione più solida del settore. I siti analizzati sono in larga parte ottimizzati per la navigazione da dispositivi mobili, hanno tempi di caricamento adeguati e offrono percorsi di navigazione chiari, con un’esperienza utente fluida.
Restano, però, criticità che pesano proprio sulla trasparenza. Il mancato rispetto degli standard di accessibilità W3C è diffuso e, in diversi casi, mancano la mappa del sito e la funzione multilingua.
Per un comparto che vende soprattutto all’estero, l’assenza di versioni linguistiche complete non è un dettaglio.
Cosa non funziona: l’orientamento non dichiarato
L’Orientamento misura la presenza di riferimenti espliciti alla sostenibilità ambientale, sociale ed economica nell’identità dichiarata dell’azienda, cioè nella mission, nella vision e nei valori.
Nella maggior parte dei siti analizzati questo orientamento non è definito. Spesso l’unica informazione disponibile riguarda la storia aziendale e, anche dove compaiono obiettivi o valori, questi risultano formulati in modo generico e non inquadrabili formalmente in una mission o in una vision dichiarata.
È il punto da cui parte tutto il resto. Senza una posizione dichiarata, ogni iniziativa successiva appare episodica.
Lo stakeholder engagement è quasi assente
Il coinvolgimento degli stakeholder è la dimensione nella quale il settore mostra il ritardo più marcato.
In quasi tutti i casi analizzati risultano assenti strumenti fondamentali:
- la matrice di materialità;
- gli strumenti interattivi di dialogo, come forum, community o survey;
- i blog aziendali;
- le rubriche informative rivolte a interlocutori specifici.
Il sito resta una vetrina, non diventa una piattaforma di ascolto e la sostenibilità si riduce a una narrazione a senso unico.
Anche la governance è poco visibile. Solo in rarissimi casi si rileva la presenza esplicita di strutture dedicate alla gestione della sostenibilità, come board strategici, sustainability officer o team interni responsabili.
Per chi guarda dall’esterno, questo rende impossibile capire se e come l’azienda presidi davvero i processi ESG.
Poco diffuse anche le risorse di corporate identity legate alla sostenibilità: codici etici, codici di condotta, politiche ambientali e certificazioni.
Contenuti: iniziative isolate, non strategia
I Contenuti sono la dimensione con il peso maggiore nel modello e, nella nautica, emergono come uno degli ambiti più critici.
L’analisi rileva contenuti poco contestualizzati, non aggiornati e privi di una reale integrazione con il core business. Risultano quasi del tutto assenti le iniziative riconducibili alla catena del valore, cioè quelle effettivamente integrate nei processi produttivi e progettuali. Le poche presenti appaiono come azioni isolate, non ricondotte a una strategia.
In nessuno dei casi analizzati emergono con chiarezza obiettivi quantitativi a lungo termine o piani di miglioramento. Nella maggior parte dei casi non vengono forniti dati aggiornati, report di sostenibilità, documenti rilevanti o certificazioni.
Mancano casi studio, testimonianze e narrazioni esperienziali: proprio gli elementi che darebbero concretezza e credibilità al racconto.
Quanto alla visibilità, raramente le sezioni dedicate alla sostenibilità sono accessibili direttamente dalla homepage o indicizzate in modo efficace sui motori di ricerca. L’informazione, quando esiste, è difficile da trovare.
Perché per la nautica il tema pesa più che altrove
Ci sono tre ragioni per cui questo ritardo costa più nel settore nautico che in altri comparti.
Innanzitutto, è un settore fortemente orientato all’export, che dialoga con clienti, distributori e partner internazionali in mercati nei quali la rendicontazione della sostenibilità è già una condizione di ingresso in molte relazioni commerciali.
In secondo luogo, ha una filiera lunga e visibile, fatta di fornitori, materiali e lavorazioni. È esattamente il terreno sul quale si misura la sostenibilità integrata nella catena del valore, che oggi è la dimensione più debole.
Infine, dal 27 settembre 2026 le regole sono cambiate. Il decreto legislativo 30/2026 ha introdotto nel Codice del consumo il divieto di una serie di pratiche legate alle asserzioni ambientali, con sanzioni fino a dieci milioni di euro.
Un settore che comunica la sostenibilità in modo generico e senza prove documentali non ha più soltanto un problema di credibilità.
Tre interventi che sposterebbero il punteggio
Le due dimensioni nelle quali il settore perde di più sono anche quelle in cui l’intervento è meno costoso, perché richiedono soprattutto decisioni e scrittura, più che sviluppo.
- Rendere esplicito l’orientamento. Dichiarare nella mission e nella vision la posizione dell’azienda sulle tre dimensioni della sostenibilità, in modo specifico e non retorico.
- Rendere visibile la governance. Indicare chi si occupa di sostenibilità in azienda, con quale ruolo e attraverso quali strumenti, pubblicando codici, politiche e certificazioni.
- Collegare le iniziative alla catena del valore. Raccontare gli interventi che riguardano materiali, fornitori e processi produttivi, accompagnandoli con dati aggiornati e documenti consultabili.
Il riconoscimento 2025
Nell’edizione 2025 dei CS Awards, il riconoscimento Best Website per il settore Nautica e Yachting è andato a The Italian Sea Group, che ha ottenuto il punteggio più alto del comparto.
I premi vengono assegnati sulla base del punteggio ottenuto attraverso il modello, non su valutazioni soggettive. È il motivo per cui il riconoscimento identifica una pratica replicabile e non semplicemente una campagna riuscita.
Domande frequenti
Quante aziende nautiche ha analizzato il Report 2025?
Il settore Nautica e Yachting è uno degli otto settori della ricerca 2025, che ha analizzato complessivamente i siti di circa 120 aziende italiane.
Qual è il punteggio del settore nautico?
La media di settore è di 42,83 punti su 100, che corrisponde alla fascia di scarsa conformità ai requisiti di comunicazione della sostenibilità.
Qual è il cantiere che comunica meglio la sostenibilità?
Nell’edizione 2025 il riconoscimento di settore è andato a The Italian Sea Group.
Perché il settore ha un punteggio basso se i suoi siti funzionano bene?
Perché il modello valuta quattro dimensioni e non soltanto l’esperienza digitale. La nautica raggiunge il 67% del punteggio disponibile sull’Ergonomia, ma si ferma al 28% su Orientamento e Struttura, cioè sulla sostanza dichiarata e sulla governance della sostenibilità.
Che cos’è il correttivo greenwashing?
È la penalità che il modello applica quando rileva segnali riconducibili al greenwashing, come dichiarazioni prive di prove, affermazioni vaghe, comunicazione unidirezionale o etichette non certificate.
Nel settore nautico il correttivo medio è di -7,06 punti.
Come può un cantiere migliorare la propria comunicazione della sostenibilità?
Partendo dalle due dimensioni nelle quali il divario è maggiore: dichiarare in modo esplicito l’orientamento alla sostenibilità nell’identità aziendale e rendere visibile chi la governa, con documenti e certificazioni consultabili.
Fonti
- Report Comunicazione della Sostenibilità – Best Website 2025, Osservatorio sulla Comunicazione della Sostenibilità
- Modello OSEC, Sustainability Communication Centre, Dipartimento di Scienze Politiche e della Comunicazione, Università degli Studi di Salerno
- Decreto legislativo 20 febbraio 2026, n. 30
L’Osservatorio sulla Comunicazione della Sostenibilità applica il modello OSEC per valutare la comunicazione della sostenibilità sui siti aziendali.
È possibile richiedere un audit del proprio sito e verificare come si posiziona rispetto ai criteri del modello e alla media del proprio settore.
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Sono aperte le iscrizioni per i CS Awards 2026, il primo riconoscimento in Italia dedicato alla comunicazione della sostenibilità sui siti aziendali, assegnato sulla base di un modello scientifico di misurazione.
Candidare la propria organizzazione significa ottenere la fotografia del proprio posizionamento, il confronto con il settore di appartenenza e la possibilità di essere riconosciuti come best practice a livello nazionale.


